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Sotto il sole settembrino delle 3:
"Ti prego, togliti quella felpa, solo a vederti muoio dal caldo!"
"Mamma, allora non guardarmi".
"Prof, devo saltare la prima pagina del quaderno?"
"Prof, devo scrivere il titolo in rosso o blu?"
"Prof, devo mettere punto e a capo?"
"Ragazzi, fate come vi trovate meglio, basta che capiate quello che state facendo"
"Prof, che belle le medie, si può fare quello che si vuole!!"
Non ho mai avuto una prima media, ma ho già capito che lsarà meglio sviluppare la loro autonomia in modo più graduale...
Ieri pomeriggio sono stata colta dall'improvviso bisogno di stare vicino al mare.
Siamo arrivati in spiaggia quando molti se ne andavano, per godere delle ultime due ore di sole splendente.
I bambini cercavano granchi tra gli scogli, ma abbiamo scorto solo uno schifosissimo ratto! A conferma di quanto sia giusto il soprannome "Zozzomarina", che alcuni padovani impertinenti
affibiano alla località di mare più vicina a casa nostra.
A fine giornata, mentre raccoglievamo gli asciugamani, Mirtillo ha commentato: "S*ottomarina è bellissima, ma ci sono troppi topi"
Per me, il nuovo è rispondere alla domanda: "tu cosa fai?" "L'insegnante".
Il nuovo è comunicare ai "capi" che da fine settembre non verrò più in laboratorio.
Il nuovo, è sapere che ci ho messo anni a chiudere con una situazione lavorativa che mi lasciava insoddisfatta ma nella quale restavo per paura di non trovare altro. O per paura di deludere, o per paura di abbandonari i miei sogni, o per dimostrare a me stessa che ce la potevo fare.
Il nuovo è sapere che sono responsabile dei miei insuccessi: in questi giorni, questa frase mi è capitata in mano non so quante volte. Sbucava addirittura dalla prima prima pagina del "Corriere" che sfogliavo attendendo le nomine. E so che otto anni fa mi fossi rifiutata di venire a lavorare a Ferrara, molte cose sarebbero andate meglio. Ma allora, non sapevo dire di no. Ora sto imparando, a fatica, a fare le mie scelte. Nell'interesse mio e della mia famiglia. E quindi mi prendo il lusso di piangerci sopra, di sentirmi "perdente", di soffrire perchè qui nessuno si degna nemmeno di dirti "peccato che te ne vada". Mi prendo, per qualche giorno, il lusso di non sentirmi più speciale. Ma poi riparto. E vedo bene di puntare sulla fragile consapevolezza che il mio valore viene da dentro, non da quello che faccio e dall'approvazione che ne ricevo.
Il nuovo è una classe in cui 1/5 di ragazzi ha seri problemi di disagio o apprendimento. E non ho la più pallida idea se sarò abbastanza forte o brava o preparata per gestire questa situazione. Non ho nemmeno la più pallida idea se questo lavoro mi farà sentire "al mio posto" e contenta di me stessa.
Ma di stare ferma nel vecchio, a lamentarmi , non ne potevo davvero più.
Camin- Strà in bicicletta.
Sotto al cartello che barra la provincia di Padova e dichiara quella di Venezia, Mirtillo esclama: "Siamo a Venezia!". "Come fai a saperlo?" chiede Sun, colta dal sospetto che il piccolo sia un genio e che, a sua insaputa, abbia nottetempo imparato a leggere dal fratello. "Facile: c'è un americano* che parla veneziano". Tutto normale, insomma.
*americano: per il piccolo, chiunque abbia pelle scura
Da quest'anno, lascio che i bimbi vadano in giardino da soli a giocare con gli amici. Perchè mi pare che abbiano bisogno dei loro spazi, lonatni dagli occhi degli adulti. Sapzi di cui ho goduto abbondantemente da piccola e di cui conservo ricordi bellissimi. Ieri, però, Ribes mi ha raccontato di essere uscito dal cortile per andare a raccogliere pannocchie di fianco ad una casa abbandonata. Si tratta di una stradina nascosta, dove ci sono strani movimenti. Mi sono molto arrabbiata perchè ho specificato un sacco di volte che non devono mai uscire dal cancello. Lui si difendeva dicendo che ha 8 anni e non succede niente. Poi i bimbi corrono più veloci degli adulti. Mi sono trovata a blaterare di adutli che fanno cose brutte ai bimbi. "ma quali cose brutte?" No, non sono riuscita a rispondere in modo sensato. E giù a dire che devono avere paura degli adulti, poi mi lamento che Ribes non ha coraggio di andare in edicola da solo, nemmeno se lo guardo da fuori. Più accumulavo frasi senza logica e di scarsa efficacia, più lui sminuiva i pericoli, più sentivo crescere una paura irrazionale. E mi veniva da piangere. Perchè i papà non ci sono, quando serve interrompere un circolo vizioso? Ho lasciato la cucina con la certezza che Ribes uscirà ancora dal cortile e non me lo dirà. Un fallimento della comunicazione tra genitori e figli. Certo, credevo di essere più equilibrata. Mica li possiamo tenere sotto una campana di vetro..
A volte è davvero faticoso.